Dal vocabolario Treccani, Cercare: Adoperarsi per trovare o ritrovare cosa o persona
Quando penso a questo verbo mi viene in mente una donna che cerca dentro la borsa le chiavi di casa, un automobilista che si dimena alla ricerca di patente e libretto al posto di blocco della polizia, oppure a un bambino che ne cerca impazientemente altri mentre giocano a nascondino. In tutti questi casi l’immagine impressa nella mente è una persona che cerca affannosamente qualcosa o qualcuno, pena una conseguenza.
Allo stesso modo, nel linguaggio comune di tutti i giorni, si è soliti adoperarsi per trovare, appunto, quello che si cerca riferendosi a una relazione:
Stiamo cercando di avere un bambino
Sto cercando l’amore
Sto cercando solo divertimento
Sto cercando una situazione non stressante
Non sto cercando niente
Cosa succederebbe se
non trovassimo quello che comunichiamo di star cercando? La stigmatizzazione, l’umiliazione, la paura del fallimento, l’esclusione o l’infelicità? La nostra società obbliga indirettamente alla realizzazione personale, professionale e, soprattutto sentimentale, nonostante le numerose battaglie social-i per l’emancipazione (soprattutto femminile, purtroppo) spingano a pensare alla necessità di spogliarsi di quelle costrizioni che vogliono uomini e donne compiuti e realizzati. Da qui, la necessità di cercare qualcosa.
C’è un dettaglio, tuttavia, appartenente a questo verbo da non sottovalutare e che è la chiave per spiegarlo a pieno: si cerca qualcosa o qualcuno che si conosce (appunto, il mazzo di chiavi che sappiamo essere dentro la borsa, patente e libretto presente nel cruscotto, i compagni di gioco con cui il bambino sa di star giocando). Ed è naturale e automatico, quindi, affermare che in una relazione, qualsiasi sia la sua natura e lo stadio di avanzamento, è impossibile e, diciamocela tutta, innaturale cercare qualcosa dal momento che non si sa come si evolverà e come crescerà. La ricerca smodata di una situazione, che sia la storia seria, piuttosto che il divertimento o la genitorialità, fa perdere di vista il reale obbiettivo di un rapporto: la sua crescita e la sua vita, interrotta troppo precocemente dalle aspettative e dalle etichette che la ricerca stessa provoca.
Vivere le relazioni in maniera naturale, rispettando il loro corso, i loro tempi e senza forzarle è quello che oggi manca, dove la paura di rimanere soli o intrappolati in un rapporto supera la possibilità di farla crescere o, semplicemente, nascere. Il verbo cercare, dovrebbe essere sostituito dal verbo vivere, che lascia spazio, invece, alla crescita e all’evoluzione. La ricerca di qualcosa o qualcuno, alla fine lascia alla solitudine perché auto sabota il potenziale di una relazione, ci abbandona al nostro presente con la paura di un futuro che, forse, non vivremo mai a pieno e che, automaticamente, porta ad accontentarsi delle briciole, proprio come una donna che, anche in compagnia di altre persone, volge lo sguardo altrove.
Quindi, basta cercare e inizia a vivere!

