Svecchiare San Valentino con la perversione, si può

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L’estasi di santa Teresa D’Avila, 1645-1652

Il sesso, l’amore, il sogno, la storia. Tutti abbiamo amato il ritmo di Made in Italy, la canzone di Rosa Chemical portata sul palco del Festival di Sanremo, ma quanti ne hanno amato il messaggio? Indignazione e ammirazione si sono schierate allo stesso tempo nei confronti di un vero e proprio inno al sesso che riconosce e decanta quella concezione apparentemente innovativa dell’amore e, in particolare del sesso. Nella giornata conosciuta in tutto il mondo come la festa degli innamorati, può davvero l’amore, e di conseguenza il sesso, essere rappresentato nel 2023 da una festa datata come San Valentino?

Cuori rossi, cioccolatini, cene romantiche e notti in spa sono diventati simbolo di un sentimento, sì, autentico come l’amore, lasciando però da parte la sua manifestazione fisica, il sesso, e distorcendo la vera sua vera natura, fatta di trascendenza e immanenza, per riprendere il concetto aristotelico di corpo e spirito. In una società in cui si parla sempre più spesso – e a tratti martellante – di emancipazione, progresso, femminismo – alle volte distorto – rimaniamo, tuttavia, ancora vincolati a un’idea di amore rinascimentale, romantico, fatto di corteggiamento, romanticismo, effusioni e affetto che non lascia spazio alla sfera fisica. Un amore rappresentato in modo sublime da artisti come Canova, Picasso, Schiele, Hayez, Klimt, Manet le cui concezioni, però, si scontrano perfettamente con la vera materia di cui è fatto l’amore e che una delle sculture più famose al mondo nella storia dell’arte riesce a rappresentare a pieno: l’estasi di Santa Teresa d’Avila, incisa da Gian Lorenzo Bernini tra il 1645 e il 1652 e deposta nella Cappella Cornaro all’interno della Chiesa di Santa Maria della Vittoria. La trasverberazione della Santa racchiude l’aspetto spirituale e fisico dell’unione amorosa che Santa Teresa vive con Dio, stando ai suoi stessi racconti e l’opera è infatti portatrice un simbolismo multiplo che sviluppa varie interpretazioni. Secondo lo storico dell’arte Irving Lavin, infatti, l’intenzione del Bernini era trattare la sensualità dell’estasi attraverso un – non troppo – celato erotismo provocato dall’isteria, da cui sono derivate molteplici accuse di blasfemia per aver profanato un atto così spirituale come la trasverberazione. Secondo una tradizione millenaria, sorta con il Cantico dei Cantici (il meraviglioso libro sull’amore racchiuso nella Bibbia) i mistici ricorrevano al vocabolario dell’amore fisico nello sforzo di trasmettere i loro sentimenti: la comunione con Dio è come la comunione con l’essere amato, solo moltiplicata più e più volte. La stessa Teresa sottolineava la componente puramente fisica dell’esperienza. In pieno Barocco, quindi, rappresentare un’unione amorosa fatta di spirito ma soprattutto di corpo e fisicità, (come quella con Dio espressa attraverso l’estasi) ha suscitato scalpore e accuse di profanazione, a tal punto da non riconoscere la bellezza di un’espressione d’amore fuori dalle canoniche scene rappresentate nell’arte.

Oggi, come nel 1600, manifestare, parlare o anche solo accennare al sesso suscita ancora indignazione e scalpore tanto da considerare un testo in cui si parla di perversione, threesome e sex toys proibito e facilmente suscettibile alla nostra sensibilità sessuale – e nono solo. Di conseguenza, ci lasciamo rapire dallo sfarzo di una festa come San Valentino che possiede tutti i requisiti per configurarsi come la conservazione dell’amore, la tradizione, il bigottismo e la formalità. Del resto, la celebrazione stessa nasce come rito della fertilità nell’Antica Roma e, col tempo, si è trasformata nella festa degli innamorati con al timone un Santo – indice del fatto che la Chiesa Cattolica interviene laddove vede lussuria che può “inquinare” le nostre anime.

Perché, quindi, portiamo avanti la tradizione di feste che, oltre a spingerci al consumismo, promuovono un tipo di amore ovattato e perfetto quando poi sui social combattiamo battaglie progressiste alla freeda e ci facciamo portatori di messaggi sovversivi e di emancipazione sull’amore e sul sesso che cozzano totalmente con l’idea conservatrice dell’amore di San Valentino?

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Paola Sireci

Sono Paola Sireci, giornalista pubblicista, laureata in scienze della comunicazione con un master post laurea in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Lavoro come social manager e segretaria organizzativa presso l’accademia Stap Brancaccio di Roma. Scrivo gli editoriali e curo la rubrica “Love” di Stay. e lo faccio bene perché amo approfondire l’attualità (necessario farlo per comprenderla) e declinarla soprattutto nella sfera artistica e mi affascina analizzare le diverse sfumature dell’amore.

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