La scopata senza cerniera è molto più di una scopata pura e semplice. È un’ideale platonico. Senza cerniera perché al momento buono le cerniere cadono come i petali di una rosa sfiorita, la biancheria si sparge nel vento come la bambagia di un soffione. Le lingue si intrecciano e si liquefano. L’anima scivola come un sospiro nella lingua e poi nella bocca dell’amante […] L’uomo non prende e la donna non dà. La scopata senza cerniera è la cosa più pura del mondo, più rara di un unicorno.
Così Erika Jong nel suo romanzo “Paura di volare” definisce la vita sessuale che la sua protagonista vorrebbe: passionale, autentica, diretta e anonima, un sogno libero da rimorsi e sensi di colpa, perché non si parla per niente e di niente. Solo i corpi parlano e si ascoltano tra di loro. Nonostante un’ideale di intimità cui forse tutti tendiamo nelle nostre fantasie e anche nella nostra quotidianità, è davvero possibile concepire il sesso, il rapporto sessuale, senza alcun tipo di comunicazione ma solo finalizzato a sé stesso?
La seduzione parla una sola lingua, il corpo femminile
Sedurre qualcuno è il compito riservato alle sole donne che, attraverso il loro corpo, diventano il fine ultimo di quel gioco divertente tra le due parti. Nelle diverse culture la seduzione parla la stessa lingua, anche se in forme diverse: in Sudan, le donne Nuba utilizzano danze erotiche come punto di partenza, le donne giapponesi, cinesi o thailandesi indossano un kimono e scoprono la nuca per mostrare la grazia del collo, le donne brasiliane utilizzano il tanga, le indiane truccano in modo marcato gli occhi, in Amazzonia sfoggiano il loro sorriso, considerato erogeno mentre nella cultura occidentale l’abbigliamento succinto diventa il mezzo attraverso il quale sedurre. In ogni caso la donna e il suo corpo diventano il linguaggio comune a tutto il mondo e alle diverse culture per approcciare al sesso, ma non è stato sempre così.
Le origini della libertà sessuale: il libertinismo
Enfatizzare la propria promiscuità sessuale senza alcun tipo di coinvolgimento emotivo è alla base del libertinismo, nato nel XVII secolo in Inghilterra e diffuso nella classe borghese francese di quegli anni che si è configurato come la massima espressione della libertà sessuale ed emotiva di quei tempi, di cui ancora oggi ne viviamo l’essenza nella nostra esperienza quotidiana attraverso l’arte, il cinema e la società stessa. La figura dell’uomo glamour, attraente, spensierato, affascinante e sessualmente irresistibile, si aggirava alla corte del re Carlo II e i cortigiani Charles Sedley e Charles Sackville hanno combinato una modalità di vita libertaria e dai costumi sessuali disinibiti con aspirazioni intellettuali-artistiche e mecenatismo.
Quello che viviamo oggi, dunque, non è altro che il prodotto di filosofie di vita preesistenti che hanno interrotto il loro decorso con l’irruzione prepotente dei retaggi appartenenti alla cultura occidentale di tipo religioso ma che hanno comunque trovato espressione nella società, oggi in modo nettamente più superficiale in quanto non spinta da ideali precisi ma per puro edonismo. Una superficialità sicuramente non riscontrata nel romanzo epistolare di Laclos “Le relazioni pericolose”, manifesto del libertinismo in cui viene esplorata la vera natura di questo stile di vita non solo finalizzato al mero piacere dell’atto sessuale, ma nella soddisfazione che le circostanze regalano al sesso che ne diventa, solo la parte finale.
Inutile negare che tutti, almeno una volta nelle vita, avremmo voluto essere il seducente e affascinante visconte Valmont e la disinibita e determinata marchesa De Merteuil, entrambi padroni della propria vita perché liberi e indipendenti da qualsiasi vincolo. Ma c’è un prezzo da pagare per questa scelta di vita fatta di prede e cacciatori e solitudine?
Perché ci attrae la libertà sessuale
Tuttavia, nella – quasi – disperata ricerca del vero amore, ammettiamolo, ci piace sperimentare e vivere i nostri limiti, conoscere i confini della nostra inibizione, guardarci allo specchio e riconoscerci come la protagonista del romanzo citato all’inizio dell’articolo: travolta dalle passioni momentanee, dalla loro purezza estranea alle motivazioni recondite, ai giochi di potere, alle mille parole che caratterizzano le relazioni amorose che riempiono le nostre vite ma che, a volte, nascondo quel cavallo indomato che fa esprimere i desideri considerati oscuri perché non conciliabili con la vita di coppia.
Perché, in fondo, ci piace essere al centro della nostra vita senza dover pensare ai pensieri degli altri, ai giudizi degli altri. Proprio come l’Olympia di Manet: non una Venere, né Diana al bagno e neppure una prostituta, bensì una donna fiera di mostrare il proprio corpo senza veli con uno sguardo e una posa di invito verso lo spettatore, non curante del parere di chi la osserva. Forse una donna che vive il sesso liberamente riconoscendone la sua forza e bellezza, ma anche i limiti e le debolezze o forse una donna che aspetta il Suo uomo. Chi può dirlo.

