Perché siamo così affascinati dai complotti? Dal 5g a Project Veritas: come cadere nella tana del Bianconiglio

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Down the rabbit hole, illustration by A.H. Watson (1939)

La prima volta che sentii parlare dei pericoli del 5g e delle vaccinazioni fu nell’aprile del 2020. Era da poco scoppiata la pandemia da Coronavirus e la psicosi serpeggiava già pericolosamente fra la popolazione. All’epoca avevo un impiego come receptionist in una nota società che operava nel settore edilizio. Lavoravo quasi sempre da sola in uno spettrale ed elegante edificio di Roma nord. Un giorno una mia collega mi disse con fermezza che non si sarebbe mai vaccinata e mi invitava a fare lo stesso. Come ella stessa mi spiegò, all’interno dei vaccini, secondo il volere del magnate Bill Gates, avrebbero inserito dei microchip in grado, non solo di tenere traccia di chi si fosse vaccinato, ma anche di controllare ogni aspetto della nostra esistenza. Credo che proprio a partire da quel lontano aprile del 2020 sino ad oggi, la pandemia, oltre ad averci svelato un lato oscuro e irrazionale di molte persone sino a quel momento insospettabili, abbia per sempre cambiato il modo in cui leggiamo ciò che accade intorno a noi.

Dallo scoppio del COVID-19 non esiste evento storico e geopolitico al quale non si accompagnino le più disparate narrazioni complottiste. A partire da quelle divulgate dal movimento QAnon secondo cui Trump combatterebbe segretamente contro i Democratici, tutti pedofili e satanisti, sino a quelle legate al conflitto russo-ucraino secondo cui la Nato nasconderebbe una fitta rete di biolaboratori segreti in Ucraina.

Tom Phillips e John Elledge, autori di “Conspiracy: A History of Boll*cks Theories, and How Not to Fall for Them”, sostengono che sebbene le teorie della cospirazione stiano vivendo il loro periodo d’oro in questo momento, ciò non significa che rappresentino un fenomeno nuovo. Nel capitolo intitolato “Viral disinformation” i due autori ci raccontano come molte teorie complottiste affini a quelle circolate durante la Pandemia da Covid 19, siano state diffuse anche in passato. Durante lo scoppio dell’influenza spagnola furono in molti a credere che questa fosse stata diffusa dai russi attraverso la corrente elettrica. In un’epoca ancor più lontana si credeva invece che fossero stati gli stranieri ad avvelenare i pozzi causando lo scoppio della Peste Nera.

Un uomo e una donna indossano una mascherina che copre naso e bocca durante l’influenza spagnola, photography by Mary Evans

Sebbene le teorie del complotto vantino una lunga tradizione possiamo affermare che, mentre in passato queste rivestivano un ruolo più marginale, oggi sono diventate parte integrante della fabbrica del consenso di politicanti senza scrupoli che le strumentalizzano per perseguire i propri scopi.

Ma chi sono questi complottisti contemporanei e come agiscono? Al di là dei bugiardi solitari che diffondono notizie false dai propri blog personali, esistono veri e propri gruppi organizzati di disinformatori di professione che lavorano al servizio di potenti committenti.

Project Veritas

Fra i più interessanti e controversi c’è Project Veritas, un’organizzazione no-profit di estrema destra fondata nel 2010 dall’attivista James O’Keefe. Il gruppo, in quanto organizzazione non governativa, è finanziato dal Donors Trust, il fondo conservatore sostenuto dai fratelli Koch, e da altri sostenitori, fra cui la Donald J. Trump Foundation. Da quel che si legge sul loro sito web, lo scopo dell’organizzazione è quello di combattere la corruzione attraverso la formazione di una vera e propria “army of guerrilla journalists”. Sul sito c’è addirittura una sezione in cui è possibile presentare una candidatura spontanea per collaborare, in veste di giornalista sotto copertura, con il gruppo. A quanto pare, chiunque può aderire al progetto purché incarni l’elenco di valori etici, definiti “regole”, indicati dall’organizzazione. L’elenco, più che il codice deontologico di un giornalista, ricorda molto le regole del Fight Club. L’ultima regola in particolare, la numero 12, è senza dubbio la mia preferita. Questa mette in guardia i futuri giornalisti ricordando loro che “da un grande potere derivano grandi responsabilità”. Una citazione di grande spessore, tratta direttamente da The Amazing Spider-Man 2 e che sottolinea il carattere eroico della missione dei “giornalisti” del Project Veritas che combattono ogni giorno contro l’establishment per divulgare la verità. La lista dei risultati ottenuti dall’organizzazione è consultabile sul sito. Fra quelli raggiunti nel 2022 ci sono il video di un docente che ammette di provare attrazione per studentesse minorenni, una registrazione audio di una riunione interna di Twitter in seguito alla proposta di acquisizione di Elon Musk ed altro materiale audio visivo. Nonostante i nobili scopi millantati dall’organizzazione, dalla sua fondazione ad oggi, Project Veritas si è reso noto per la diffusione di materiale illecito e falsato e per la manomissione ed il montaggio ingannevole di materiale audio e video. La distorsione dei fatti e il comportamento eticamente scorretto hanno causato numerosi problemi con la giustizia al gruppo che è stato citato numerose volte in giudizio per diffamazione.

I giornalisti militanti del Project Veritas

Perché crediamo nei complotti?

Come è possibile che questo gruppo di strampalati imbroglioni conservatori possa avere, agli occhi di molti, più credibilità dei media tradizionali? Perché alcuni di noi sono più propensi a credere alla versione, oscura e segreta di un fatto di cronaca, anche quando non vi è la benché minima prova attendibile a supporto, piuttosto che a quella ufficiale? Credo che i motivi siano molteplici. In primo luogo, come ha chiaramente evidenziato lo scoppio della pandemia da Coronavirus, la paura facilita la proliferazione di comportamenti irrazionali, rendendoci più vulnerabili e suggestionabili. Questo può scatenare in noi il bisogno di una narrazione strutturata di fronte ad eventi che non comprendiamo o che di conseguenza ci spaventano, esponendoci al rischio di credere alle teorie più astruse. C’è poi la dilagante sfiducia nei confronti dell’apparato statale e dei media tradizionali che, ormai da tempo, sta erodendo le nostre fragili democrazie occidentali. Non bisogna infine sottovalutare il fascino che una bella bugia può esercitare sull’uomo medio, rappresentando una fuga da una quotidianità grigia e priva di mistero. Mi sono anche chiesta se, in questo senso, il complottismo non possa in qualche modo sopperire al vuoto spirituale di questa società tecnocratica. Credo infatti che la menzogna possa donare un conforto che, similmente a quello un tempo fornito dalla religione, ci permette di affrontare tutto ciò che percepiamo come anomalo, inspiegabile o semplicemente, sconfortante. Le risposte che le teorie della cospirazione ci forniscono di fronte alla precarietà e all’incertezza della vita sono rassicuranti. Il fatto che siano vere o meno non ha nessuna importanza. D’altra parte è proprio su questo che si basa il complottismo. Non è possibile dimostrare se i fatti siano attendibili perché, come sostengono i cospiratori, “i potenti ce lo nascondono”. Occorre quindi un atto di cieca obbedienza. Un vero e proprio salto della fede che l’uomo contemporaneo compie volontariamente lanciandosi in quella che, nel gergo complottista mutato da Matrix, viene definita la tana del Bianconiglio.

Amina Al Kodsi

Laureata in Lingue e Letterature Straniere, nutre sin da piccola una passione per l’editoria e la scrittura. Ha lavorato come redattrice per un periodico ed un’emittente radiofonica. Appassionata di letteratura americana e russa, sociologia e politica, ama osservare con spirito critico una società sempre più complessa e sfuggente. Uno spirito critico che trova espressione nella sua rubrica “Controcultura”.

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