LOVE. Matrimoni da favola: chi paga il prezzo dell’amore?

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Pieter Bruegel, Festa di matrimonio all'aperto, 1564

Proposta di matrimonio, chiesa, allestimento, ristorante, abito da sposa/o, Dj, open bar, fotografo, bomboniere, varie ed eventuali. Sembra la lista della spesa – e di fatto in un certo senso lo è -, eppure non è altro la miriade di spese che gli sposi, o chi per loro, devono affrontare in vista del loro grande giorno.

Già, perché il matrimonio grande lo è per davvero considerando il grande numero di invitati, la quantità di cibo e le spese in generale, somma innegabilmente cospicua che mette gli sposi e le famiglie nella condizione di dover fare qualche sacrificio nei mesi successivi per rientrare nelle spese. La soluzione per ovviare questo problema? Fa pagare agli invitati un biglietto d’ingresso, una cifra simbolica, come essere uno spettacolo di intrattenimento, 400 euro. È successo negli Stati Uniti ad Hassan Ahmed e alla sua sposa che hanno fatto questa richiesta a detta loro normale ai loro 125 invitati, per rientrare nelle importanti spese che le loro tasche hanno svuotato per pagare il matrimonio.

Secondo lo sposo, furioso in un suo reel su TikTok, la proposta sua e della coniuge non era né offensiva, neppure fuori dal normale, considerando il fatto che avevano già sostenuto i costi totali della festa e dal momento che le persone pagano cifre esorbitanti per andare a concerti o per andare in vacanza. Secondo uno studio condotto nel 2023 da Knot Real Weddings, un matrimonio costa in media 35 mila dollari (cinque dollari in più rispetto l’anno scorso), mentre in Svizzera una cifra tra i 25 e i 20 mila franchi  ( più o meno il corrispettivo in euro), aumento derivante dall’inflazione economica, aumento del budget e di componenti accessori in aggiunta a quelli tradizionali.

Una pretesa, quella di Ahmed, non primina e che va a braccetto con altre proposte simili avvenute negli Stati Uniti in altre occasioni, con l’alibi di condividere materialmente all’unione di membri della propria famiglia o della cerchia di amici più stretti. Una bella trovata per mettere gli invitati all’angolo e obbligarli a versare una quota fissa per il bene degli sposi, un bel ricatto emotivo.

Senza andare troppo lontano e senza riportare questi episodi avvenuti oltreoceano, anche nella nostra tradizione matrimoniale, in un qualche modo, si paga il prezzo per rispettare la tradizione dove la tradizione, appunto, obbliga implicitamente, gli sposi a compiere determinate scelte e gli invitati, di riflesso a rispettare certi dogmi come tacito accordo. Basti pensare, in primis, alla cena: ricevimento con cascate di cibo, buffet abbondanti, molteplici portate tra primi, secondi e contorni e, come se non bastasse, buffet di dolci e confettata. Abbondare nel cibo significa prendersi cura dei propri ospiti, coccolandoli con del buon cibo senza il quale il matrimonio non ha valore. In coda ci sono l’abito da sposa, il regalo ai testimoni, le bomboniere, il fotografo, gli allestimenti, la macchina degli sposi, il doppio bouquet, i gioelli della sposa, fuochi d’artifici, altre forme di intrattenimento per gli ospiti e tutti quegli elementi accessori oggi introdotti nelle feste di matrimoni. Per renderci conto di cosa sto parlando, basti pensare agli allestimenti di matrimoni oggi proposti dalle aziende sui canali social, oppure dagli invitati stessi che, estasiati dalla bellezza che l’atmosfera regala, si abbandonano al fascino della condivisione sui propri profili. Uno splendore oggettivo cui tutti cederemmo, che possiede gratificazione e soddisfazione ma con, allo stesso tempo, un prezzo, sì per gli sposi, ma anche per gli invitati.

Alzi la mano chi, dopo aver ricevuto una partecipazione o qualche giorno prima del grande giorno, non ha pensato quanto “mettere in busta” agli sposi. Iniziano i messaggi con gli amici per confrontarsi quale sia il prezzo giusto, poi cominciano le valutazioni matematiche che moltiplica l’ipotetico costo della cena con il numero di invitati, diviso il pi greco e che, alla fine, porta sempre a stabilire la somma che faccia fare il meno possibile “cattiva figura”. Anche il matrimonio, che dovrebbe essere la massima espressione dell’amore e dell’unione tra due persone, diventa l’ennesimo luogo per affermare il proprio status, sia dal punto di vista degli sposi, sia degli inviati in cui, questi ultimi, ricorrono a prestiti o compiono estremi sacrifici economici per non essere considerato meno coinvolto nella festa agli sposi.

Anche questo, un ricatto emotivo implicito, dettato dalla società che impone tradizioni trasformate in dogmi imprescindibili che ci fanno sentire meno meritevoli se lasciate da parte per dare posto a quello che il cuore e lo spirito suggerisce. Una lotta verso la trasformazione da matrimonio da favola a matrimonio reale.

Paola Sireci

Sono Paola Sireci, giornalista pubblicista, laureata in scienze della comunicazione con un master post laurea in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Lavoro come social manager e segretaria organizzativa presso l’accademia Stap Brancaccio di Roma. Scrivo gli editoriali e curo la rubrica “Love” di Stay. e lo faccio bene perché amo approfondire l’attualità (necessario farlo per comprenderla) e declinarla soprattutto nella sfera artistica e mi affascina analizzare le diverse sfumature dell’amore.

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