Oggi Stay. è la Domus Aurea che, parlando di Nerone, descrive l’uomo moderno

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Immaginate di essere in un open space, con altre trenta persone e vi guardate attorno senza capire cosa stia succedendo. A un certo punto indossate un paio di cuffie e, proprio in quell’istante, comincia un viaggio, uno dei più suggestivi che avete fatto nella vostra vita: passi che sbattono sul suolo e che echeggiano sulle pareti e una voce narrante che inizia a descrivere quello spazio come se fosse totalmente un altro luogo e, lì, proprio in quel momento, la mente comincia a viaggiare tra il 2025 e il 64 d.C. A un certo punto una folata di vento inizia a far danzare un leggero e bianco lenzuolo da cui spuntano delle persone: un attore, degli attori. Da quel momento abbandonate il gruppo con la mente, siete solo voi e le vostre cuffie. Rimanete soli con voi stessi.

Non siamo in un teatro e neppure in un open space. Siamo alla Domus Aurea.

Nel cuore di Colle Oppio questo meraviglioso palazzo è stato costruito per volere di Nerone, imperatore ricordato esclusivamente per l’incendio che lo vide protagonista, ma di cui si ignorano le doti da mecenate, collezionista e amante della poesia, del teatro e dell’arte in generale. Concepì la Domus Aurea, infatti, come progetto più visionario e, a riprova di questo, durante la visita viene più volte stimolata l’immaginazione attraverso una descrizione meticolosa dei colonnati, delle pareti rivestite di mosaici, delle cascate che scorrevano sui muri e dei giardini che adornavano il palazzo, simbolo indiscusso di un’architetture che manipolava luce e spazio per creare meraviglia. E infatti, così è stato questo tour.

Dal 3 al 19 ottobre questo spazio superlativo e ricco di arte è stato palcoscenico della quarta edizione di Mosai, il progetto annuale che porta al suo interno le arti performative sorprendendo, quest’anno, attraverso un unico percorso teatralizzato che accompagna i visitatori alla scoperta di uno dei monumenti più maestosi e suggestivi di Roma. Fabrizio Arcuri firma la regia del progetto “Nerone: autoritratto con figure” ideandolo e sviluppandolo attraverso una regia intesa, dinamica, ricercata, e curata nel minimo dettaglio, riuscendo a dare vita a un luogo fermo nei secoli grazie alla sinergia delle diverse arti performative, dalla danza al teatro, alle abilità circensi fino alla musica dal vivo.

Ad accompagnare le arti visive, un testo brillante firmato da Fabrizio Sinisi in cui si intreccia il racconto biografico di Nerone con passi dell’Iliade, Odissea, Baudelaire e la Roma contemporanea, grazie allo sguardo e all’esperienza di Lucio, attore-guida che ci porta all’interno dell’edificio e della sua storia con ironia, drammaticità, segreti e continue contraddizioni. La sua storia si amalgama con quella di Nerone tanto da non percepire dove si ferma la storia e inizia la finzione e poi la mitologia. E’ proprio Lucio, poi Nerone e poi di nuovo Lucio che rappresenta il profilo dell’uomo moderno: problemi, frustrazioni, contraddizioni, malinconia, tutti elementi che diventano croce e delizia della sua esistenza umana facendo diventare il proprio “Io” teatro personale. Ma dove finisce la realtà e inizia la finzione?

Oggi diventa sempre più difficile convivere con i propri conflitti interiori, sia a causa nelle vite frenetiche, sia per colpa dei molteplici stimoli e spunti che i social, e non solo, offrono, imbottendo la nostra emotività di false illusioni e convinzioni che non ci permettono di discernere il valore dal superfluo. Ed è proprio nella costante battaglia tra l’essere e l’avere, tra la realtà e la finzione che l’uomo moderno trova consolazione in un altare personale in cui il protagonista diventa se stesso. In cui risiede la meraviglia, lo sfarzo, l’amore e l’autostima. Uno spazio abitato dalla luce, calamita e, forse, calamità, per gli altri il cui rischio potrebbe essere il fuoco. Fuoco che arde e fuoco che distrugge.

Ma noi, intanto, ci godiamo lo spettacolo proprio a partire da queste rovine. E che spettacolo.

Paola Sireci

Sono Paola Sireci, giornalista pubblicista, laureata in scienze della comunicazione con un master post laurea in giornalismo e giornalismo radiotelevisivo. Lavoro come social manager e segretaria organizzativa presso l’accademia Stap Brancaccio di Roma. Scrivo gli editoriali e curo la rubrica “Love” di Stay. e lo faccio bene perché amo approfondire l’attualità (necessario farlo per comprenderla) e declinarla soprattutto nella sfera artistica e mi affascina analizzare le diverse sfumature dell’amore.

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