Il digitale ha per sempre rivoluzionato il mondo dell’arte? Dalla Digital Art agli NFT: pregiudizi e miti da sfatare

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Chi ci segue da un po’ sa quanto per noi di Stay., l’arte costituisca una parte fondamentale del nostro progetto editoriale, tanto da essere divenuta, nell’arco di questi due anni, la nostra cifra stilistica distintiva. L’arte non è solo lo strumento attraverso il quale leggiamo ed approfondiamo l’attualità, ma è anche l’elemento che ci permette di veicolare idee e valori ai nostri lettori. Ritengo pertanto doveroso rivolgere una riflessione al panorama artistico contemporaneo, che, mai come in questi ultimi tre anni post- Covid, è stato investito da un cambiamento la cui portata è stata tale da non passare inosservata fra gli esperti del settore e gli amanti dell’arte in generale. Proprio qualche giorno fa, da assidua frequentatrice di siti d’aste on line, mi è capitato di pensare

a quanto l’offerta artistica negli ultimi tempi si sia sempre più orientata verso l’utilizzo di software e tecnologie digitali. Illustratori, grafici ed artisti del digital si sono fatti largo sul mercato attraverso la proposta di creazioni digitali di ogni sorta, dalla video arte, alle stampe artistiche sino alle sculture stampate in 3d. Un mercato quello del digitale che, stando al The Art Market 2023, il report sul mercato dell’arte commissionato da Art Basel e UBS all’esperta Claire McAndrew, è salito dall’appena 1 % nel 2021 sino al 5% nel 2022. I numeri non sono ancora altissimi e ci mostrano quanto l’arte tradizionale detenga ancora un dominio indiscusso rispetto a quella digitale, ma sono interessanti perché, oltre ad evidenziare una crescita del settore digitale, mettono in luce quanto questa sia legata all’avvento dei cosiddetti NFT. Stando al report infatti, il 99 % delle vendite nel settore digitale sono proprio legate al fenomeno NFT che ha investito, come uno tsunami, il mondo dell’arte a partire dagli inizi del 2021. Per chi ancora non lo sapesse un NFT (acronimo che sta per non fungible token) rappresenta un certificato di proprietà e di autenticità applicabile sia ad un bene fisico che ad un bene digitale. Il certificato non può essere né perso né modificato perché scritto su un registro aperto e distribuito, basato sulla tecnologia blockchain. In genere il bene artistico sottoposto ad NFT, è un file digitale – come un’immagine JPEG o un video MP4 – che risiede su un disco rigido. L’acquisto del bene artistico in questione avviene tramite criptovaluta. Il mercato degli NFT è scoppiato nel marzo del 2021 quando l’opera digitale, che apre quest’edizione di Controcultura, firmata da Mike Winkelmann, alias Beeple, Everydays: the First 5000 Days, venne battuta all’asta da Christie’s alla straordinaria cifra di 69,3 milioni di dollari. Da allora il fenomeno è cresciuto ad una velocità sbalorditiva attirando un’interesse mediatico senza precedenti. L’hype NFT ha contagiato rapidamente acquirenti da tutto il mondo che, attratti dalle possibilità di investimento in un mercato fiorente, hanno iniziato ad acquistare NFT a cifre sempre più alte. Il Bored Ape Yacht Club, la collezione di non fungible token raffigurante una serie di 10.000 primati annoiati rilasciata da Yuga Labs nel 2021, ha registrato in brevissimo tempo un’incredibile crescita del proprio valore. Il progetto è decollato grazie alle pubblicazioni di personaggi noti del calibro di Eminem, Justin Bieber e Jimmy Fallon che hanno resto noti i propri acquisti. La più costosa, la Bored Ape Yacht Club #8817, è stata battuta all’asta nell’ottobre del 2021 da Sotheby’s per la sbalorditiva cifra di 3,4 milioni di dollari.

Bored Ape Yacht Club #8817

Nonostante l’immenso successo dei token non fungibili, molti fra i critici d’arte più tradizionali sono convinti che quello degli NFT debba essere considerato una moda momentanea, più legata al processo di vendita stesso che all’estetica. Potrei dire di essere d’accordo solo in parte. Credo che bollare l’intero mercato NFT come una puerile tendenza del momento significherebbe avere una visione limitata e superficiale del fenomeno, che non è del tutto privo di aspetti positivi ed innovativi. Uno degli aspetti, a mio avviso, più interessante, e se vogliamo rivoluzionario, legato all’avvento degli NFT consiste proprio nel fatto che, grazie ad essi, l’arte digital non è costretta a dover modificare la propria forma tramutandosi in qualcosa di fisico, ma può rimanere nel mondo digitale al quale appartiene e per il quale è stata concepita. Trovo che, da un punto di vista meramente concettuale, questa rappresenti una possibilità straordinaria, non solo perché in questo modo l’oggetto artistico digitale non risulta snaturato nel suo passaggio ad oggetto fisico, ma anche per l’infinita libertà che il mondo NFT regala all’artista, permettendogli di arrivare sul mercato senza ricorrere ad intermediari. D’altra parte non posso che trovarmi d’accordo con i detrattori dell’arte NFT, quando questi affermano che, troppo spesso, il fenomeno è più focalizzato sui processi di vendita piuttosto che sul valore intrinseco delle opere. Come avevamo accennato l’NFT è inestricabilmente legato al mondo delle criptovalute. Un fattore che ne ha certamente agevolato l’ascesa, ma che rischia anche di segnarne la caduta.

Il crollo del mercato d’arte NFT

Se nel 2021, quando il valore del Bitcoin aveva raggiunto il suo massimo storico attestandosi 69.000 USD, gli NFT decollarono sui mercati internazionali, nel 2022, con il crollo del Bitcoin a 16.500 USD, il mercato dei non fungible token conobbe un’incredibile battuta d’arresto, registrando un calo del 49%. Nel luglio del 2023 il Bored Ape Yacht Club registrò un calo del prezzo minimo pari all’88 rispetto al picco dell’aprile del 2022. Un dato che portò star come Jimmy Fallon e Paris Hilton a rivendere i propri NFT a cifre nettamente inferiori rispetto al loro prezzo di acquisto, perdendo così svariate decine di migliaia di dollari. Osservando questi numeri è evidente che, se il fenomeno NFT vuole garantirsi una qualche possibilità di sopravvivenza, dovrà svincolarsi quanto più possibile dalle logiche azionarie di un mercato, come quello delle criptovalute, la cui volatilità lo espone ad un rischio enorme di svalutazione. Sarebbe un peccato se il potenziale dell’NFT, riconosciuto da artisti di fama internazionale come Marina Abramovich e Damien Hirst, venisse sprecato per via di stupidi giochi di borsa che non giovano certamente all’arte, ma fanno parte di dinamiche legate ad un mercato azionario fragile ed aleatorio. Questo sembrano averlo capito, diverse piattaforme e marketplace come Nifty Gateway o l’italiano Stargraph, che ora permettono l’acquisto di NFT tramite valuta corrente, ovvero fiat, e carta di credito. Una mossa che potrebbe metterli, in parte, al riparo da movimenti speculativi.

Marina Abramovich, The Hero 25FPS

Quale futuro per l’arte?

Il mercato dell’arte NFT ha conosciuto nell’arco di pochissimo tempo formidabili accelerate e battute d’arresto. Una sorte per certi versi analoga a quella toccata al Metaverso, che avrebbe dovuto catapultarci in affascinanti nuovi mondi e che invece, alla luce di errori e carenze strutturali, si è rivelato essere, per ora, una promessa mancata. Credo che, alla luce di tutte le potenzialità, ma anche dei limiti che persino le tecnologie digitali apparentemente più sofisticate hanno dimostrato di avere, il mercato dell’arte sia ancora ben lontano dal divenire un luogo interamente virtuale. E’ più probabile che l’arte, come moltissimi altri settori, si orienterà piuttosto verso una dimensione sempre più phygital. Uno spazio in cui assisteremo non solo alla compenetrazione di arte digitale e tradizionale, ma in cui si formeranno dei collezionisti d’arte digitali sempre più consapevoli ed informati. Uno spazio in cui l’arte potrà essere svincolata da logiche capitalistiche e in cui, mi auguro, troveranno sempre meno posto celebrità annoiate e giocatori d’azzardo della crypto disposti ad acquistare a cifre ridicole scimmie con discutibili outfit da rapper, per poi affrettarsi a svenderle a distanza di pochi mesi.

Amina Al Kodsi

Laureata in Lingue e Letterature Straniere, nutre sin da piccola una passione per l’editoria e la scrittura. Ha lavorato come redattrice per un periodico ed un’emittente radiofonica. Appassionata di letteratura americana e russa, sociologia e politica, ama osservare con spirito critico una società sempre più complessa e sfuggente. Uno spirito critico che trova espressione nella sua rubrica “Controcultura”.

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